Il mio inverno a Zerolandia

Titolo: Il mio inverno a Zerolandia
Autore: Paola Predicatori
Editore: Rizzoli
Collana: Scala italiani
Anno: 2012
Pagine: 239
Prezzo: 16,50

Trama:
Alessandra ha diciassette anni quando la sua mamma muore dopo una lunga malattia. Rimasta sola con la nonna, torna a scuola decisa a respingere le attenzioni dei compagni che sente estranei, impegnata com'è nella manutenzione del suo dolore. Per questo cambia banco e prende posto vicino a Gabriele detto Zero, la nullità della classe: desidera solo essere ignorata dagli altri, come succede a lui. Ma Zero è più interessante di quanto sembra. Ha una gran passione e un vero talento per il disegno; nella sua apparente noncuranza è attento e sensibile; è lui a soccorrere Ale sbucando inaspettato al suo fianco quando lei ha bisogno di aiuto. Piano piano un sentimento indefinibile prende forma tra le pareti della classe e la spiaggia d'inverno, grigi fondali di una storia semplice e complicata insieme: perché Alessandra è tanto lucida nel rivisitare il ricordo della madre quanto confusa nel prendere le misure di se stessa e di ciò che prova. E Gabriele è abilissimo a sparire proprio quando lei scopre di volerlo vicino. E la voce di Ale, ruvida nel dare conto del presente, dolcissima nell'evocare il passato, a raccontarci la storia di una perdita, una storia di scuola, una goffa, incerta storia d'amore. "Il mio inverno a Zerolandia" è tutto questo. E dimostra che la somma di due zeri non è zero, ma molto, molto di più.

Recensione:
Avete presente quei libri, che, una volta terminati, vi portano a chiedervi: Perchè? Petchè l'ho letto anche se sapevo che mi averebbe fatto soffrire? 
La trama non nasconde il tema doloroso, fa presumere che sia una storia piena zeppa di sentimento ed emozione, triste e da lacrima facile. Eppure, l'ho letto, divorato e amato fino alla fine, nonostante tutto, perchè forse il dolore che scaturisce da una storia è anche positivo, perchè la rende vera, vissuta.
Leggo pochi libri di autori italiani, forse perchè ho sempre paura del fenomeno "alla Moccia", che per alcuni è positivo, ma per me è tipo un "oddio no!". Il mio Inverno a Zerolandia non fa parte di questa categoria, ed è forse anche poco conosciuto, ma mi spinge a voler leggere più autori nostrani.
Il personaggio di Zero, l'ho trovato molto familiare, perchè mi ha ricordato qualcuno di mia conoscenza, ci ho trovato alcune analogie con un mio compagno di classe di qualche anno fa, per la storia familiare (ma molto meno emarginato, anzi, gli andava dietro tipo mezza scuola!).
Gabriele-Zero, si richiude nei suoi silenzi, per gli altri imbarazzanti, ma per lui un porto sicuro, tranquillo, la normalità. Senza gote rosse e mani sudate, nulla di strano. Ale invece, ci affoga in quei silenzi, nonostante se li sia cercati lei, allontanandosi da tutti per vivere in pace il suo dolore, senza la frivolezza dei coetanei che non possono capirla. Quando si è in due, però, il silenzio pesa.
Ed è così, per caso, che Ale si avvicina a Zero, dopo aver perso la madre, per allontanarsi dai compagni di classe, dalla scuola, dagli amici, da tutto. I due sembrano su pianeti opposti, li dividono pochi centimetri, eppure non potrebbero essere più lontani. O almeno, così sembra in apparenza.
Non sono ben riuscita a capire che tipo fosse Ale prima di tutto, se fosse una ragazza popolare, socievole e chiacchierona, o già mite e tranquilla, solo in modo più accentuato, dopo la perdita che ha subìto.
Non sappiamo dove si svolge la storia di preciso, ma sappiamo che c'è il mare nella città di Alessandra, sfondo della sua vita, e di qualche avventura. La protagonista non viene ben descritta fisicamente, è lei a fare da narratrice al libro, e racconta la storia nel modo in cui piace a me, dal cuore alla pagina, senza filtri, nè mezze misure. 
Solo la verità. 
Sta bene, sta male, la vita fa schifo e il dolore la sotterra, la annienta fino a trasformarla in un'altra persona e la casa diventa solo un contenitore dove lei e sua nonna non sanno più come approcciarsi e aiutarsi ad andare avanti.
Il dolore che caratterizza la protagonista, è molto sentito, reale, pare di toccarlo ed è presente per tutta la storia, perchè una perdita così non svanisce da un giorno all'altro, non passa, come dicono. Rimane invece nel cuore di Ale, nei suoi ricordi, negli oggetti, nei rumori, e anche nei silenzi.
Questo, è uno di quei libri in cui speri, preghi e supplichi che l'autrice abbia scelto il finale che vuoi tu, e lei fino all'ultima parola ti lascia con il fiato sospeso e l'incertezza.
Il finale è aperto, speravo ci fosse qualche cosa in più, che qualcuno avesse strappato l'ultima pagina, o un altro capitolo spuntasse fuori da qualche parte, ma in fondo va bene così.
Non aspettatevi una classica storia d'amore, qui non c'è nulla di semplice, anzi! Ma è una di quelle storie che lasciano il segno, e non finiscono nemmeno quando si arriva all'ultima pagina.

Valutazione:
♥♥♥♥

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